Il fascismo e gli italiani all’estero. Una rassegna storiografica

Archivio Storico dell'Emigrazione Italiana
A differenza di altre regioni in Basilicata l’emigrazione rappresentò sicuramente il fenomeno che, più di ogni altro, ne cambiò il volto, spopolandola ampiamente e privandola delle sue forze più importanti. Secondo Francesco Saverio Nitti questo enorme movimento migratorio, che non ebbe precedenti nella storia italiana, costituì la causa modificatrice più profonda dell’assetto economico, morale e sociale del meridione, all’infuori di ogni influenza del Governo e della borghesia1.
Continue readingCon le sue poche migliaia di migranti, il caso sudafricano rappresenta un aspetto minore della storiografia delle migrazioni italiane svoltesi tra la fine dell’Ottocento e la prima guerra mondiale. Proprio la scarsità dei numeri statistici e la poca abbondanza di fonti facilmente rintracciabili ha fatto sì che siano stati pochi gli studiosi ad affrontare questo tema. Fino ad ora, gli articoli e i saggi prodotti sull’emigrazione in Sudafrica hanno avuto come obbiettivo l’elaborazione di “casi studio” di gruppi provenienti da ambiti geografici ben delimitati1. Questo al fine di incorporare i risultati delle indagini all’interno di ricerche più ampie e dedicate alle caratteristiche espresse dal fenomeno migratorio in alcune aree particolari, come il Biellese2.
Al contrario, tentare di analizzare il fenomeno dal punto di vista dell’arrivo, ha significato prima di tutto, individuare i tratti salienti del contesto in cui gli italiani si sarebbero inseriti al proprio arrivo.
La crisi economica non arresta l’immigrazione italiana, che continua durante tutto il primo quarto del Novecento, con una pausa ovviamente durante la prima guerra mondiale. I vecchi flussi dal Veneto, dalla Lombardia e dall’Emilia, cui col tempo si sono aggiunti anche molti emigranti piemontesi, decrescono significativamente negli anni che precedono il conflitto e sono sostituiti da nuove correnti provenienti dal Sud d’Italia. Queste ultime assumono spesso l’aspetto di una diaspora incontrollabile. Lo scopre lo stesso governo italiano italiano, che, allarmatosi per il numero di rimpatri durante la crisi di fine secolo, tenta di regolare le partenze verso il Brasile e nel 1902 proibisce quelle di gruppo e sovvenzionate, che non siano prima approvate dal Commissariato Generale per l’Emigrazione (istituito presso il Ministero degli Affari Esteri).
Continue readingCercherò di esporre i caratteri fondamentali dell’emigrazione italiana in Africa dall’inizio dell’Ottocento fino ai giorni nostri, prendendo in considerazione dapprima l’andamento generale del fenomeno e poi alcuni casi geografici specifici (Tunisia, Egitto e Libia).
Innanzitutto guardiamo alla consistenza del fenomeno e tracciando un primo quadro comparativo con l’emigrazione italiana direttaverso il continente americano e verso il resto d’Europa: nel periodo del «grande esodo», tra il 1876 ed il 1915, quando ad espatriare furono in 14 milioni, il 54,5% si diresse in America, il 44% in Europa, e solo l’1,5%, pari a 210 mila persone, in Africa; tra il 1916 ed il 1942, la percentuale di coloro che emigrano nel continente africano raddoppiò, passando al 3%, corrispondente però solo a 120 mila individui a fronte di un numero di espatri di poco superiore ai 4 milioni, mentre il 51,5% si trasferì nel resto d’Europa ed il 44% nelle Americhe; infine, tra il 1946 ed il 1976, quando dalla penisola se ne andarono quasi 7 milioni e mezzo di italiani, il 68,5% si recò in Europa, il 25% in America, e solo l’1%, pari a 75 mila, in Africa.
Continue reading1. Introduzione
Nel 1888 il regime politico brasiliano cambia radicalmente. Pedro II si reca in Europa e nel mese di marzo la figlia Isabella, che regge l’impero in assenza del padre, abolisce definitivamente la schiavitù. L’ira dei grandi possidenti terrieri non è probabilmente sufficiente a motivare una sollevazione politica, anche perché la decisione era prevista da tempo. Infatti il ruolo e la visibilità del partito repubblicano e del movimento abolizionista erano divenuti sempre più notevoli. Tuttavia il malumore dei grandi proprietari si fonde con le rivendicazioni dell’esercito, con lo scontento di molti maggiorenti per l’inefficienza del gioco dei partiti – sino ad allora mediato dall’imperatore, che, però, adesso è malato – e con la scarsa simpatia della Chiesa cattolica per una casa regnante che vuole leggi favorevoli alla libertà di culto, alla laicizzazione della scuola e al matrimonio civile. Le diverse componenti della protesta si coagulano e portano alla rivoluzione del 15 novembre 1889 e all’instaurazione della repubblica. Il generale Manuel Deodoro da Fonseca diviene il primo presidente brasiliano e inaugura la stagione dei capi di stato incapaci dal punto di vista amministrativo, ma proni davanti all’esercito e ai grandi possidenti. In compenso il nuovo regime penalizza la gerarchia cattolica, che, autorizzata dalla Santa Sede, avvia nel dicembre del 1889 segreti pourparlers, ma non riesce a evitare la separazione tra Chiesa e Stato.
Continue readingJoseph Tusiani tra le due sponde dell’oceano, a cura di Antonio Motta e Cosma Siani, “Il Giannone”, 5, 9-10 (2007) San Marco in Lamis, Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore “Pietro Giannone” – Centro di Documentazione Leonardo Sciascia/Archivio del Novecento, 2007, 401 pp.